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La Riserva
Un nome che evoca spazi aperti ma non liberi, spirito di gruppo ma etnicamente (politicamente)
isolato e altro ancora. Questo luogo virtuale si puo' trasformare in raccolta, memoria, discussione ed esperienza; spero di riuscire
in questo. Hasta presto.
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POESIE E BREVI RACCONTI
Qui proponiamo poesie e brevi racconti che riteniamo in sintonia
con il sito o con il momeno storico che stiamo vivendo.
Sia di autori classici che di autori meno noti che sono segnalati dalla
redazione o dai nostri lettori.
Le stesse opere saranno raggruppate per Autore nella pagina
Autori
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FRAGILITA' UOMO Elena Girola
Ora ti spaventa la paura
Di non essere più solo
Disordine nel sentire
Nell'alternanza di
Grandi emozioni e di fughe
Di progetti e di silenzi
Una fragilità nuova
Della tua anima scheggiata
Tace e urla
Si mostra e si cela
Resta qui..
Nelle lacrime e nei sorrisi
Nelle distanze e negli incontri
Anime si sfiorano
Nel turbinio dell'Amore
Danza fra le paure
E abbraccia il nuovo sole.
E' dentro di te..
Pare che bruci
Fermati e respira
Ascoltalo ancora
Vuole solo regalarti il suo calore.
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Passi incerti di Angelo Giannetti
come gocce di pietra
osservo i giorni passare
foglie che vanno dal rosso al bruno
seguono i miei pensieri
cammino tra gli alberi
giocando con la luce che filtra
un susseguirsi di lampi e buio
che fanno ombra ai miei passi
l'orizzonte da sempre distante
non cambia la mia strada
un viottolo contorto e ripido
che mi aiuta nel continuo cammino
devo conservare la forza
devo conservare la voglia
di volere la mia vita
di non cederla ad altri
riusciro nella titanica impresa
restando integro all'assalto del tempo
restando indifferente da altri decisori
come fosse un dispetto al fato
o meglio abbandonare le forze
lasciare che solo il vento
padrone dei miei sensi
volendo e decidendo da solo
la mia fine
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Pensieri di Luna di Angelo Giannetti
segni di inchiostro
creati da dita veloci
migliore vita potrebbero avere
se invece di scorrere sui tasti
sfiorassero lievi la tua pelle
pensieri fugaci che entrano
lasciando uscire voglie lontane
tempi e coincidenze
di treni mai presi
abbaiano inutili alla luna
lei, la luna ci guarda
sapendo di essere osservata
pone il suo sguardo su di noi
tollerando le nostre poetiche visioni
sapendo che siamo troppo piccoli per lei
restiamo immobili e taciturni
davanti alla sua grandezza
solo il piacere di due amanti
la raggiungono facendola sorridere
scuotendo i sui mari silenti
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VOLA di Marina Padovani
Vola bambino mio.
Vola verso mondi e orizzonti lontani.
Scopri, conosci.
Tocca con i tuoi occhi. Ascolta con il tuo cuore.
Non fermarti.
Continua a cogliere i frutti che il tuo peregrinare semina e fa maturare.
I nostri occhi e i nostri cuori non hanno limiti per custodire tutti i raccolti della terra.
Vola bambino mio in questo spazio immenso che è il cammino della nostra vita.
Le voci del viaggio ti chiamano.
Ascoltale!
Inseguile libero nella mente e nell'anima
Spiega le tue ali e innalzati al di sopra di ogni orizzonte.
Io ascolto,vivo e respiro ogni singolo battito delle tue ali.
Scritta alla morte per suicidio della poetessa argentina Alfonsina Storni
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Alfonsina y el mar di Ariel Ramírez
Por la blanda arena que lame el mar
su pequeña huella no vuelve más
y un sendero solo de pena y silencio llegó
hasta el agua profunda
y un sendero solo de penas puras llegó
hasta la espuma
Sabe Dios que angustia te acompañó
qué dolores viejos calló tu voz
para recostarte arrullada en el canto
de las caracolas marinas
la canción que canta en el fondo oscuro del mar
la caracola
Te vas Alfonsina con tu soledad
¿qué poemas nuevos fuiste a buscar?
Y una voz antigua de viento y de mar
te requiebra el alma
y la está llamando
y te vas, hacia allá como en sueños,
dormida Alfonsina, vestida de mar.
Cinco sirenitas te llevarán
por caminos de algas y de coral
y fosforescentes caballos marinos harán
una ronda a tu lado.
Y los habitantes del agua van a nadar
pronto a tu lado.
Bájame la lámpara un poco más
déjame que duerma, nodriza en paz
y si llama él no le digas que estoy,
dile que Alfonsina no vuelve.
y si llama él no le digas nunca que estoy,
di que me he ido.
Te vas Alfonsina con tu soledad
¿qué poemas nuevos fuiste a buscar?
Y una voz antigua de viento y de mar
te requiebra el alma
y la está llamando
y te vas, hacia allá como en sueños,
dormida Alfonsina, vestida de mar.
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Alfonsina e il mare di Ariel Ramírez
Per la soffice sabbia lambita dal mare
la sua piccola orma non torna mai
e un sentiero solitario di pena e silenzio è giunto
sino all'acqua profonda
e un sentiero solitario di pura pena è giunto
sino alla spuma
Dio sa quale angustia ti ha accompagnata
che antico dolore ha spento la tua voce
per addormentarti cullata dal canto
delle conchiglie marine
la canzone che canta nel profondo oscuro mare
la conchiglia
Te ne vai Alfonsina con la tua solitudine
quali nuove poesie sei andata a cercare?
E una voce antica di vento e di mare
ti lacera l'anima
e sta là chiamando
e tu fin là vai, come in sogno
Alfonsina dormiente, vestita di mare
Cinque sirene ti condurranno
lungo il cammino di alghe e coralli
e fosforescenti cavallucci marini faranno
una ronda al tuo lato.
E gli abitanti dell'acqua ti nuoteranno
subito al lato
Abbassami un po' di più la luce
lasciami dormire in pace, tatina mia
e se chiama non dirgli che ci sono,
digli che Alfonsina non torna,
e se chiama non dirgli mai che ci sono
digli che me ne stò andando.
Te ne vai Alfonsina con la tua solitudine
Quali nuove poesie sei andata a cercare?
E una voce antica di vento e di mare
ti lacera l'anima
e sta là chiamando
e tu vai, fin là, come in sogno
Alfonsina addormentata, vestita di mare.
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Voy a dormir Alfonsina Storni
Dientes de flores, cofia de
rocío,
manos de hierbas, tú, nodriza fina,
tenme prestas las sábanas terrosas
y el edredón de musgos escardados.
Voy a dormir, nodriza mía, acuéstame.
Ponme una lámpara a la cabecera;
una constelación; la que te guste;
todas son buenas, bájala un poquito.
Déjame sola: oyes romper los brotes...
te acuna un pie celeste desde arriba
y un pájaro te traza unos compases.
para que olvides...Gracias. Ah, un encargo:
si él llama nuevamente por teléfono
le dices que no insista, que he salido.
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Vado a dormire di Alfonsina Storni
Denti di fiori, cuffia di rugiada,
mani di erba, tu, dolce balia,
tienimi pronte le lenzuola terrose
e la coperta di muschio cardato.
Vado a dormire, mia nutrice, mettimi giù.
Mettimi una luce al capo del letto
una costellazione; quella che ti piace;
tutte van bene; abbassala un pochino.
Lasciami sola: ascolta erompere i germogli...
un piede celeste ti culla dall'alto
e un passero ti traccia un percorso
perché dimentichi... Grazie. Ah, un incarico
se lui chiama di nuovo per telefono
digli che non insista, che sono uscita...
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PANICO di Marina Padovani -8 marzo 2009-
Gesti di ogni giorno.
Pensieri allegri, tristi, preoccupati, leggiadri.
La vita scorre. Quella di tutti. La mia.
Fino a quell'attimo in cui il mio respiro si è interrotto.
I miei pensieri sono spariti.
La mente non mi è più appertenuta.
La mia vita non era più la mia.
Come sospesa. Esterna, estranea ad essa,
l'ho vista scorrere senza che io ne facessi parte.
La testa gira. Il cuore in gola.
Il corpo ti abbandona. I muscoli non ti sorreggono più.
Rimani senza forze. Senza la capacità di reagire.
Questo uragano non puoi fermarlo.
Si impossesa di te. Ti domina.
L'unica certezza.
La morte.
Imminiente. Inevitabile.
E un nuovo giorno nasce.
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TEMPO di Marina Padovani
Veloce come il lampo.
Intenso come la passione, l'amore.
Astratto, imprevedibile.
Compagno instancabile, insensibile.
Racchiudi in te gioie e dolori di noi che viviamo allo scandire dei tuoi battiti.
Ti ascolto. Ti vivo.
Cerco in te un'anima, un contorno definito.
Povera mente umana che si ostina senza tregua a trovare il senso in ogni cosa.
Ti saluto tempo che stai per passare.
Non posso dirti addio.
Porti nel tuo grembo il dolce lacerante momento del distacco.
Del saluto a quegli occhi cosi' profondi e buoni che nessuno,
neanche il tuo inesorabile avanzare, potrà cancellare.
Arrivederci.
Ecco il mio saluto.
Arrivederci nei miei pensieri, nei miei ricordi, nelle mie lacrime.
Nel tuo incessante trascorrere
ti sei preso molto di piu' di quanto fossi disposta a darti.
Mi resti tu.
stretto nel mio cuore.
Tu conservi il ricordo di un amore.
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QUEL GIORNO AL CHECKPOINT di Angelo Giannetti
frusci che sembrano urli
parole concitate ma dolci
lo vedo, l'annuso, l'abbraccio
un bagliore di liberta'
dopo giorni di arsura
ora ho quasi freddo
frusci che sembrano urli
parole concitate ma dolci
la vedo, l'annuso, l'abbraccio
esplode dentro il dovere compiuto
libera ? che sete di ritorno
ora ho quasi caldo
composta e impaurita
cerco di parlare e domandare
mille sensazioni forti
mi attacco al finestrino
al metallo che libera
teso mostrandomi calmo
cerco di rispondere
forti le mie sensazioni
presenti e future
di guerra, pace e famiglia
ecco una curva
un sole accecante nella notte
colpi violenti e feroci
sto soffocando dal peso
sento un rantolo
ecco una curva
un sole accecante nella notte
colpi violenti e feroci
devo farmi scudo
eccolo il dolore rosso e caldo
impazzisco,non posso accettare
che ancora una volta
la liberta' deve pagare
con morti e dolore
per un cespuglio di potere
la morte mi ha preso
l'avro' salvata?
domanda senza risposta
come altre,di questi giorni
per un cespuglio di dovere
gioia e dolore
vita e morte
liberta' e sopraffazione
concetti e vite contrapposte
quel giorno al checkpoint
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Se so di esistere Angelo Giannetti
cade la mano
che sfiora leggera la schiena
con dolce discesa
la curva imperiosa dei glutei
con fremiti sicuri avvicina
e unisce l'intimo di te
ancora fremiti, ancora
lievi onde sulla tua pelle
chi fermera' l'intimita' che avanza
altri pensieri, altre idee
altre carezze?
si altre carezze,
carezze di labbra
che lievi percorrono
il tratto tra collo e seno
in un tempo lunghissimo
quelle labbra parlano
ai tuoi capezzoli impertinenti
giocano e raccontano percorsi variati
tortuosi, ambigui, intimi
accompagnate dalle mani
appena sfioranti
avvolgono il tuo corpo
nulla ha piu' segreti
nello scopriti sempre diversa
contrasti di un caldo piacere
con i fresci brividi interiori
la pelle scompare trapunta
dai sensi accesi
è lieve il contatto,profondo
le mani intrecciate
come per trattenere l'anima
cercando nuovi percorsi
mentre le labbra avanguardia di sempre
contornano le lingue sorprese
una calma apparente e fugace
avvolge umida la pelle che brucia
ridando vigore e pressione
ogni tratto ogni fibbra
ti abbraccia e ti lascia
sollevando nell'aria l'attesa
del piacere dell'altro
penetrando nelle vene
colpendo la testa che vola
esplodendo in bagliori violenti
che ampliano i sensi travolti
rinasce da questo la spinta
che freme intorno al nostro corpo
il mondo scompare prostrato
ai piedi di un divino disegno
le tue forme non hanno piu forma
le mie scomparse nelle tue
trasmettono il piacere di esserci
raccogliendo l'odore di te
che ubriaca e non placa
ma spinge possente
un unico volo di sensi
non piu' soli ma Soli
ti guardo negli occhi specchiato
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ATTIMI DI OBLIO FUGGITI Tessa
Era una malinconica giornata tardo autunnale, di quelle in cui la nebbia che
riveste il paesaggio fuori della finestra sembra essere penetrata fin dentro di
noi ed aver soffocato il nostro spirito vitale col suo manto impalpabile.
Dopo aver sfogliato con pigrizia una mezza dozzina di libri nel tantativo,
miseramente fallito, di liberarmi dalla morsa di un'indecente apatia,
cominciai a ciondolare da una stanza all'altra.
Mi ritrovai nella vecchia soffitta, dove polvere e ragnatele, intrecciandosi,
avevano avviluppato le cianfrusaglie e i cimeli che nel corso degli anni vi
erano stati depositati, creando un affascinante piccolo regno.
Come d'incanto, la bruma che appannava il mio animo svani', lasciando il posto
......... continua →
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DESERTO, MUSICA E DONNE di Angelo Giannetti
musica lenta e ritmata
sonorità lontane e sconosciute
spingono il pensiero a camminare
con i passi delle percussioni
il vento del deserto vive
segue il passo delle ombre
suoni avvolgenti precedono pensieri vasti come il deserto
il passo lento dei cammelli
infonde sicurezza e tranquillità
il ritmo dei tamburi
accompagna pensieri di lotta
la voce nasale ricorda
il muoversi delle dune
un paesaggio sempre uguale
colori sfumati rendono deciso il disegno del nulla
si riempie di silenzi
la vastità soffocante
interrotta delle macchie di oasi
che come antiche donne
offrono riposo e consolazione per la notte
come le donne nuove
offrono stimoli di conoscenza continua
lacerando l'uomo che ascolta solitario
il passare del tempo
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CONFRONTO di Angelo Giannetti
Comincio' con poche parole
gettate come carta nel cestino
con violenta volontà,
disperazione e sicurezza
l'intimo musicale della sua voce
rendeva fluido il fluime delle nostre frasi
sentire la propria anima aperta al confronto
in un crescendo di conoscenza,
perché poche cose rendono felici come il sentirsi nell'altro
il navigare tra le idee espimendo certi
le proprie insicurezze
spinge a parlare coraggiosamente delle proprie paure
mentre ascolti l'aprirsi dell'altro
piacere fisico e mentale che avvolge e coinvolge
mentre l'aria vibra di conoscenza
esaltato e contorto,
il pensiero si traduce e medita
Se tutti avessero la voglia di confronto
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La chitarra di Federico Garcia Lorca
Comincia il pianto
della chitarra.
Si rompono i calici
dell'alba.
Comincia il pianto
della chitarra.
E' inutile
calmarla.
E' impossibile
calmarla.
Piange monotona
come piange l'acqua,
come piange il vento
sulla nevicata.
E' impossibile
calmarla.
Piange per cose
lontane.
Sabbia del Sud rovente
che chiede camelie bianche.
Piange freccia senza bersaglio,
la sera senza domani,
e il primo uccello morto
sopra il ramo.
Oh chitarra!.
Cuore trafitto
da cinque spade.
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La Guitarra di Federico Garcia Lorca
Empieza el llanto
de la guitarra.
Se rompen las copas
de la madrugada.
Empieza el llanto
de la guitarra.
Es inútil
callarla.
Es imposible
callarla.
Llorra monótona
como llora el agua,
como llora el viento
sobre la nevada.
Es imposible
callarla.
Llora por cosas
lejanas.
Arena del Sur caliente
que pide camelias blancas.
Llora flecha sin blanco,
la tarde sin mañana,
y el primer pájaro muerto
sobre la rama.
¡Oh guitarra!
Corazón malherido
por cinco espadas.
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Se la mia barca... di Emily Dickinson
Se la mia barca sprofondò nel mare
se incontrò le tempeste
se ad isole incantate
rivolse le sue docili vele
da quale mistico ormeggio
è oggi trattenuta
dal piacere dell'occhio
che vaga sulla Baia.
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Whether my bark went down at sea di di Emily Dickinson
Whether my bark went down at sea
Whether she met with gales
Whether to isles enchanted
She bent her docile sails
By what mystic mooring
She is held today
This is the errand of the eye
Out upon the Bay
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Urlo di Angelo Giannetti
Verdi sfumati, quasi gialli che tornano verdi
colori del bosco, che coprono le rughe dei tronchi
naturale labirinto per anime in pena
dove lanciare l'urlo interiore
Si, l'ascolto del mio mondo, incolpevole stanza,
chiude e comunica aspetti contorti,
ora sereni come il bacio di una donna
ora rabbiosi come il lamento di chi è oppresso
Urlo, prorompi fuori, conquista l'aria
almeno tu, comunica il tuo spirito libero
esci, dilacera e placa il dolore e la rabbia
prepara con il tuo vento il talamo dei miei pensieri
Polmoni, rattrappiti dal fumo e dal progresso
mostrate la potenza passata, gonfiate i mantici
spingendo come il gas dalle miniere assassine
l'urlo che libera, che arrossa il volto
Urloooooooooooooooooooo
sconvolgi la mia anima, rendirla viva
che possa comporre il mosaico di sentimenti
che il mondo mi porta, su piccole barche
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MIA TERRA di angelo giannetti
Terra lontana, ferocemente vicina
come definirti patria, mia terra,
mio patrimonio, se me ne sento privo
molto di te è nelle mie ossa, piccole,
il sangue di chi ha vissuto i tuo medioevo moderno,
la tua violenza, il fatiscente inganno della guerra.
le idee dei pochi che hanno lottato e vinto
le idee dei molti che credevano di lottare
e hanno perso, come in un gioco illusorio
stringo i pugni, al pensiero del passato
unico baluardo di speranza, pieno di nomi,
che sollevano l'anima con un colpo
righe e croci votanti, imbiancano sepolcri
dando libero arbitrio ad infingardi pirati
colmi di soldi ed americane illusioni
come sei capace di dimenticare uomini e donne
vissuti e divelti dal tuo servilismo al potere
alla chiesa, ai padri padroni
culla di civilta', cullata da attori senza parte
fucina di artisti, dimenticati e sepolti dal cemento
pochi gli eroi, molti i vigliacchi senza memoria
mia terra dammi un segno ferocemente vicino
per sentirmi nelle tue viscere, figlio e compagno
artista e ribelle, di un mondo nuovo
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Lode del dubbio di Bertolt Brecht
Sia lode al dubbio! Vi consiglio, salutate
serenamente e con rispetto chi
come moneta infida pesa la vostra parola!
Vorrei che foste accorti, che non deste
con troppa fiducia la vostra parola.
Leggete la storia e guardate
in fuga furiosa invincibili eserciti.
In ogni luogo
fortezze indistruttibili rovinano e
anche se innumerabile era l'armata salpando,
le navi che tornarono
le si poté contare.
Fu così un giorno un uomo sulla inaccessibile vetta
e giunse una nave alla fine
dell'infinito mare.
Oh bello lo scuoter del capo
su verità incontestabili!
Oh il coraggioso medico che cura
l'ammalato senza speranza!
Ma d'ogni dubbio il più bello
è quando coloro che sono
senza fede, senza forza, levano il capo e
alla forza dei loro oppressori non credono più!
Oh quanta fatica ci volle per conquistare il principio!
Quante vittime costò!
Com’era difficile accorgersi
che fosse così e non diverso!
Con un respiro di sollievo un giorno
un uomo nel libro del sapere lo scrisse.
Forse a lungo là dentro starà e più generazioni
ne vivranno e in quello vedranno un'eterna sapienza
e spezzeranno i sapienti chi non lo conosce.
Ma può avvenire che spunti un sospetto, di nuove esperienze,
che quella tesi scuotano. Il dubbio si desta.
E un altro giorno un uomo dal libro del sapere
gravemente cancella quella tesi.
Intronato dagli ordini, passato alla visita
d'idoneità da barbuti medici, ispezionato
da esseri raggianti di fregi d'oro, edificato
da solennissimi preti, che gli sbattono alle orecchie
un libro redatto da Iddio in persona,
erudito da impazienti pedagoghi, sta il povero e ode
che questo mondo è il migliore dei mondi possibili e che il buco
nel tetto della sua stanza è stato proprio previsto da Dio.
Veramente gli è difficile
dubitare di questo mondo.
Madido di sudore si curva l'uomo
che costruisce la casa dove non lui dovrà abitare.
Ma sgobba madido di sudore anche l'uomo
che la propria casa si costruisce.
Sono coloro che non riflettono, a non
dubitare mai. Splendida è la loro digestione,
infallibile il loro giudizio.
Non credono ai fatti, credono solo a se stessi.
Se occorre, tanto peggio per i fatti.
La pazienza che han con se stessi è sconfinata.
Gli argomenti li odono con gli orecchi della spia.
Con coloro che non riflettono e mai dubitano
si incontrano coloro che riflettono e mai agiscono.
Non dubitano per giungere alla decisione, bensì
per schivare la decisione. Le teste
le usano solo per scuoterle. Con aria grave
mettono in guardia dall'acqua i passeggeri dl navi che affondano.
Sotto l'ascia dell'assassino
si chiedono se anch'egli non sia un uomo.
Dopo aver rilevato, mormorando,
che la questione non è ancora sviscerata vanno a letto.
La loro attività consiste nell'oscillare.
Il loro motto preferito è: l'istruttoria continua.
Certo, se il dubbio lodate
non lodate però
quel dubbio che è disperazione!
Che giova poter dubitare, a colui
che non riesce a decidersi!
Può sbagliare ad agire
chi di motivi troppo scarsi si contenta!
ma inattivo rimane nel pericolo
chi di troppi ha bisogno.
Tu, tu che sei una guida, non dimenticare
che tale sei, perché hai dubitato
delle guide! E dunque a chi è guidato
permetti il dubbio!
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Lob des Zweifels von Bertolt Brecht
Gelobt sei der Zweifel! Ich rate Euch, begrüsst mir
Heiter und mit Achtung den
Der Euer Wort wie einen schlechten Pfennig prüft!
Ich wollte, Ihr wäret weise und gäbt
Euer Wort nicht allzu zuversichtlich.
Lest die Geschichte und seht
In wilder Flucht die unbesiegbaren Heere.
Allenthalben
Stürzen unzerstörbare Festungen ein und
Wenn die auslaufende Armada unzählbar war
Die zurückkehrenden Schiffe
Waren zählbar.
So stand eines Tages ein Mann auf dem unbesteigbaren Berg
Und ein Schiff erreichte das Ende des
Unendlichen Meeres.
Oh schönes Kopfschütteln
Über der unbestreitbare Wahrheit!
Oh tapfere Kur des Arztes
An dem rettungslos verlorenen Kranken.
Schönster aller Zweifel aber
Wenn die Verzagten, Geschwächten den Kopf heben und
An die Stärke ihrer Unterdrücker
Nicht mehr glauben.
Oh, wie war doch der Lehrsatz mühsam erkämpft!
Was hat es an Opfern gekostet!
Daß dies so ist und nicht etwa so,
Wie schwer war's, zu sehen doch!
Aufatmend schrieb ihn ein Mensch eines Tages in das Merkbuch des
Wissens ein.
Lange steht er vielleicht nun da drin und viele Geschlechter
Leben mit ihm und sehen ihn als ewige Weisheit
Und es verachten die Kundigen alle, die ihn nicht wissen.
Und dann mag es geschehen,daß ein Argwohn entsteht , denn neue
Erfahrung Bringt den Satz in Verdacht, der Zweifel erhebt sich.
Und eines anderen Tages streicht ein Mensch im Merkbuch des Wissens
Bedächtig den Satz durch.
Von Kommandos umbrüllt, gemustert
Ob seiner Tauglichkeit, von bärtigen Ärzten inspiziert,
Von strahlenden Wesen mit goldenen Abzeichen ermahnt,
Von feierlichen Pfaffen, die ihm ein von Gott selber verfasstes Buch um
die Ohren schlagen Belehrt
Vor ungeduldigen Schulmeistern steht der Arme und hört
Daß die Welt die beste der Welten ist und daß das Loch
Im Dach seiner Kammer von Gott selber geplant ist.
Wirklich, er hat es schwer
An dieser Welt zu zweifeln.
Schweißtriefend bückt sich der Mann, der das Haus
baut,
in dem er nicht wohnen soll
Aber es schuftet schweisstriefend auch der Mann
der sein eigenes Haus baut.
Da sind die Unbedenklichen, die niemals zweifeln.
Ihre Verdauung ist glänzend, ihr Urteil ist unfehlbar.
Sie glauben nicht den Fakten, sie glauben nur sich, Im Notfall
Müssen die Fakten d'ran glauben.
Ihre Geduld mit sich selber
Ist unbegrenzt, auf Argumente
Hören sie mit dem Ohr des Spitzels.
Den Unbedenklichen, die niemals zweifeln
Begegnen die Bedenklichen, die niemals handeln.
Sie zweifeln nicht, um zur Entscheidung zu kommen, sondern
Um den Entscheidungen auszuweichen. Köpfe
Benützen sie nur zum Schütteln. Mit besorgter Miene
Warnen sie die Insassen sinkender Schiffe
vor dem Wasser.
Unter der Axt des Mörders
Fragen sie sich, ob er nicht auch ein Mensch ist.
Mit der gemurmelten Bemerkung
Daß die Sache noch nicht durchdacht ist, steigen sie ins Bett.
Ihre Tätigkeit besteht im Schwanken
Ihr Lieblingswort ist nicht spruchreif.
Freilich, wenn ihr den Zweifel lobt,
so lobt nicht
Das Zweifeln, das ein Verzweifeln ist!
Was hilft Zweifeln können dem
Der sich nicht entschließen kann.
Falsch mag handeln
Wer sich mit zu wenigen Gründen begnügt,
Aber untätig bleibt in der Gefahr
Der zu viele braucht.
Du, der du ein Führer bist, vergiß nicht,
Dass du es bist, weil Du an Führern gezweifelt hast.
So gestatte den Geführten
Zu zweifeln!
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una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità…
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'Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola'(Giovanni Falcone)
'Un uomo senza sogni e senza utopie non è un uomo, se un popolo non ha sogni ed utopie non è un popolo.'(Ernesto CHE Guevara)
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PAROLEGATE di Angelo Giannetti
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SEGNALIBRO di Lugano
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