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Un nome che evoca spazi aperti ma non liberi, spirito di gruppo ma etnicamente (politicamente) isolato e altro ancora. Questo luogo virtuale si puo' trasformare in raccolta, memoria, discussione ed esperienza; spero di riuscire in questo.
Hasta presto.



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Lettere dal Congo maps

Il nostro amico e corrispondente Claudio (claudio @ lariserva.net ) è partito per un viaggio esperienza, meta il Congo. Questo paese, come molti altri in Africa, continua a vivere esperienze tragiche e dolorose per guerre spesso civili, massacri, sfruttamento.
Ma è anche ricco di colori, suoni odori lontani da noi ma che danno delle emozioni chiare e profonde.

Qui riportiamo i suoi comunicati, che per giungere a noi devono spesso misurarsi con una "tecnologia" non a portata di mano e con tempi per noi incomprensibili, ma che proprio per questo sono maggiormente apprezzati.

Hasta presto
p.s. Le foto sono le piu' penalizzate, quindi in attesa di quelle "vere" ne alleghiamo alcune da internet.


A presto 25 mar. '09 lettera Ciao 13 mar. '09 lettera Sorrisi 26 feb. '09 lettera La rabbia 13 feb. '09 lettera Un abbraccio 31 gen. '09 lettera Stelle africane 17 gen. '09 lettera


a presto

25 marzo 2009 tramonto

E’ l’alba…e il sole sorge sull’orfanotrofio di Djuma.

Siamo arrivati in questo angolo di paradiso da qualche giorno e tutto ha cominciato semplicemente a succedere…fuori e dentro di me.

Apro gli occhi e subito i suoni della savana mi accolgono, si mescolano ai canti dei bambini, al rumore dei topi che corrono sul soffitto; tiro la rete che cinge il mio letto e mi accosto alla soglia della casa che ospita me e Oliviero. Abbiamo un cortile meraviglioso, il gallo canta e fa la corte ad una pollastra, io esco dalla casa e a piedi nudi cammino intorno al grande albero che dona ombra al terreno. Mi getto dell’acqua sul corpo e raggiungo il resto della compagnia, Rosanna e le altre vivono a pochi metri da noi, in uno stupendo casolare.

mangiare

Arriva il momento di attivarsi, si percorrono i 100 metri per arrivare all’orfanotrofio, entriamo nel piazzale. Tutto e’ calmo, i 130 bambini che vivono qui sono quasi tutti a scuola. Io entro nella casa dei bebe’, vado a slutare Justine. Eccola, pacifica e bellissima che guarda il soffitto dal piccolo materasso del suo lettino. Il mio cuore si riempie…la prendo in braccio, giusto il tempo di un po’ di coccole…e’ cosi’ piccola, 5 mesi, occhi che piu’ vispi non si puo’.

Piu’ o meno 50 sono le persone che si adoperano in questo villaggio di orfani…le mama’, i falegnami, suor Paskalin( la direttrice), Michelle(ex orfano), e vari tutto fare.

C’e’ tutto, dalla cucina al refettorio, dall’infermeria alla sala polivalente, dal pozzo alle stalle degli animali, dal centro nutrizionale alla sartoria. Tutto funziona ma molte cose funzionano male.

I bambini dormono su letti di pietra, c’e’ molta sporcizia, la pompa dell’acqua non funziona, non ci sono giochi nel parco giochi, non c’e’ ombra per i bambini, i metodi educativi a volte mi fanno incazzare.

Che cosa faccio io qui?

mani

Stamattina cominciamo col piantare 14 alberi di acacia in tutto il cortile; con tutto l’amore che la natura e l’uomo possono condividere portiamo la vita dove prima non c’era. Il primo di questi alberi si chiama Justine. Mentre gli altri si adoperano in altre faccende io mi avvio verso la falegnameria. Gli apprendisti mi insegnano ad utilizzare pialle e scalpelli e mi aiutano a costruire le altalene per i bambini. La mattina vola…dopo pranzo c’e’il tempo per la siesta, fa troppo caldo per lavorare.

Verso le 15:00 ci congediamo dalle nostre stanze e torniamo negli spazi selvaggi dell’orfanotrofio. I bambini sono tornati da scuola e tutto acquista un’atmosfera piena di vita e di euforia. Ci corrono incontro, ci saltano in braccio, ci vogliono bene e noi…siamo gia’ innamorati persi…di tutti loro. Mettiamo noi stessi in ogni piccola cosa che facciamo e i bambini sono con noi in tutto.

Passa una settimana e la compagnia si divide: Rosanna, Oliviero e Christine tornano a Kikwit, io ed Alessandra rimaniamo a Djuma.

Ci sono ancora molte cose da fare e personalmente questo posto mi ha stregato.

Quando il sole comincia a calare vado a prendere la mia piccola perla nera, la tengo fra le braccia e andiamo a fare la passeggiata del tramonto. Le canto delle canzoni, le parlo della vita, la sento respirare…Lei si guarda intorno, gorgheggia, affonda le sue piccole dita nella mia barba, e poi, lentamente, passo dopo passo, si addormenta. Buonanotte Justine, a domani.

luna

Le serate di Djuma sono fatte di stellate immense, di serenate alla luna, di chiacchierate, di passeggiate di controllo all’orfanotrofio, di tante sigarette, di stupore per la meraviglia del posto in cui si e’.

L’eta’ dei bambini viaggia da 0 a 12 anni…sono felici, hanno bisogno d’affetto e di calore, stanno sempre insieme, condividono tutto, ti insegnano a vivere, si prendono cura l’uno dell’altra, si picchiano, si vogliono un bene enorme. Tra i loro sorrisi ho ritrovato le mie lacrime piu’ sincere.

Il tempo vola…io e Alessandra torniamo a Kikwit. Felici di ricongiungerci al resto del gruppo, devastati dalla separazione da tutta quella magia…la magia di Djuma.

Stiamo affrontando le ultime giornate africane. A breve il rientro a Kinshasa e poi in Euoropa.

Io mi accorgo che qualcosa dentro di me e’ cambiato per sempre…una parte di me rimane in questa terra africana.

Non vedo l’ora di riabbracciarvi…con tutto l’amore.

Claudio.

ciao

Ciao a tutti..

13 marzo 2009

Due righe per dirvi che sono vivo e irraggiungibile...sono a Djuma da una settimana.
Rosanna e gli altri sono ripartiti per Kikwit stamattina...io sono rimasto qui con Alessandra.
E' un posto meraviglioso;..130 bambini, 130 orfani...130 sorrisi e lacrime...e'un delirio vero di emozioni...appena torno a kikwit..tra una settimana, se troviamo il passaggio,...vi racconto tutto..
Sto bene...ho una figlia di 5 mesi...Justine. AHAHAHAHA...
Fex e'bellissimo qui...a sto giro ti ci porto.
Un abbraccio immenso...c'e' davvero tanto da fare e da dare...
Ieri ho piantato con Oliviero 14 alberelli...e poi ho costruito le altalene..e poi..e poi.. e poi..
Elena ti abbraccio come sai...ti penso e ti sono vicino..
Vado prima che salti la corrente.
Un sorriso immenso.
Claudio,Cristo, Genki, Drouven...


Sorrisi

26 febbraio 2009

sorrisi Riscopro le pagine nascoste...quelle che non hanno bisogno di essere lette tra le righe...come quelle foto che ritrovi per caso,dove il tuo sorriso dice tutto...parla di una giovinezza sfiorita, di una giornata importante, della vita che hai vissuto e di come tutto sia portato a cambiare e a rimanere lo stesso. Tra la sofferenza, la malattia, le ingiustizie, la morte di Moise , questo immenso paese sa regalare grandi emozioni...emozioni piene di colori accesi e di sorrisi infiniti.
Dal mercato alle strade, la gente cammina e cerca di fare il proprio giorno...il silenzio sembra non esistere. C'e' sempre la voce di qualcuno che si erge sopra tutte, il motore di un mezzo scassato che gracchia di dolore, le parole delle donne che pubblicizzano banane, arachidi, pesce, carne...la polvere costante, il calore del sole..il calore ovunque.mercato

La nostra famiglia si e' allargata, sono arrivati Oliviero e Christine: giovane architetto svizzero e dottoressa congolese cresciuta all'orfanotrofio di Djuma. Marco (l'architetto canuto), Rosanna (la mamma), Io (musicista viaggiatore), Alessandra (etnologa dal cuore tenero), Oliviero e Christine…Ci vogliamo bene e ci prendiamo cura l'uno dell'altra.

Vi avevo gia' parlato della scuola per bambini ciechi BOTA MONA (essi vedranno a KiKongo)...Bene, nelle ultime settimane mi sono perso nei suoi giardini e nei cori dei bambini. E' incredibile trovarsi sotto un chiosco, insieme a tutti loro che cantano e ballano e ti spiegano quanta poesia di vivere ci possa essere a questo mondo. Molti di loro sono completamente ciechi, altri malvedenti..la piu' piccola di loro si chiama Merdi': quattro anni, lontana dalla sua famiglia perche' venuta a studiare a kikwit...per me il seme della vita.

Una mattina mi sono svegliato e mi ronzava in testa l'idea del sole nel cuore, evidentemente le anime dei ragazzini e il loro entusiasmo mi avevano ammalato..cosi' ho buttato giu' il testo di una canzone con l'idea di poterla cantare insieme a loro.
La canzone si chiama Le soleil dans le coeur (il sole nel cuore). Ho cominciato a suonarla e a cantarla davanti a tutti loro e...porca miseria ad un certo punto hanno cominciato a cantarla...e io mi sono ubriacato di gioia. Insomma io e la mia chitarra ci siamo innamorati di quel luogo e di quella energia e siamo rimasti mattine intere a suonare con loro...cosi' che domenica scorsa ho fatto il chitarrista d'accompagnamento per il coro di BOTA MONA alla messa.
La musica scorre naturale, pochi accordi ripetuti ancora e ancora mentre le voci si incastrano dolci e prepotenti..armonizzazioni di tam tam e melodie primordiali. La messa e' una festa...la gente si lascia andare in grida di euforia...si balla, si canta, ci si stringe la mano e per qualche ora ci si dimentica di tutto il degrado e dei problemi.
cantare Io per l'occasione mi sono messo il vestito fatto apposta per me da sarta congolese, con stoffa congolese, cintura con fibia a cuore rosa di plastica brillantinata congolese, fantasia congolese...l'unica cosa non congolese del vestito ero io.
Sono entrato nel malembe malembe(piano piano) indigeno...provateci un po' anche voi...non adducete la solita scusa dei mille problemi o dei mille pensieri..tranquillo tranquillo..un respiro profondo...tanto una volta che abbiamo avuto la fortuna di esistere, sta a noi..e solo a noi.

Tra le altre cose settimana scorsa e' arrivato al centro nutrizionale Ndondji, un bambino di dieci anni senza famiglia, un po' zoppo e con due occhioni dolcissimi. Lo abbiamo accolto e per qualche giorno ha dormito in uno stanzino del centro. Due giorni fa una donna che lavorava all'orfanotrofio di Djuma(ora trasferita a Kikwit) lo ha visto e ha deciso di adottarlo.
Oggi io, Ndondji e Alessandra siamo andati al mercato a comprargli dei vestiti e lo abbiamo accompagnato nella sua nuova casa. Riprendera' ad andare a scuola e vedremo un po' cosa si puo' fare per le sue gambine storte. Gioia. Non mi scordero' mai la nostra passeggiata al mercato..io e lui, mano nella mano…scegliere i vestiti..e' strano, per un attimo mi sono sentito un po'…padre.

Per me c'e' stata anche la grande occasione di fare il mio primo concerto in un locale di qui..il mitico Palmares. E' il posto del dopo fatica, dove stanchi e disidratati veniamo a berci una gran birra.
danze Amplificazione spartana con microfono che penzolava dal soffitto...ma bellissimo..si e' radunato un discreto numero di amici...abbiamo cantato, bevuto, ballato..ci siamo divertiti.
Anche qui esiste la voglia di divertirsi..eccome se esiste..basta molto poco e l'euforia esplode...nei balli, nelle canzoni cantate senza musica, nel poco che c'e' e nel molto che si crea.

Tra la fatica e le grandi delusioni che la vita ti sbatte in faccia c'e' lo spazio per pagine felici e spensierate…insieme alla popolazione…che ti invita nelle sue case, ti fa mangiare nei loro piatti e conosce la grande importanza e magia dell'ospitalia'. Cosi' tra la carne di capra, sigarette congolesi, riso scotto, verdure bollite, acqua depurata forse, docce con secchio, luce a scatti, diarree fulminanti e lampade ad olio…il mio spirito si e'dispiegato in grandi sorrisi e gioia.

grazie Voglio ringraziare con tutto il mio cuore alcune persone.
Angelo e la redazione de La riserva per aver trovato nelle mie parole qualcosa da condividere con un cerchio piu' ampio di persone. Quando torno puoi offrirmi una cena da Sant'Anna cosi' parliamo un po'….ahah. Arnoldo per la sua mail di incoraggiamento; ti ho sentito molto vicino e le tue parole mi hanno toccato. A nome di tutta la famiglia Niniano un grazie speciale va a Marianna, Roberto e Andrea; le vostre parole sono state piene e sincere…pienezza e sincerita', due cose che non sono mai mancate nelle nostra famiglia..grazie di cuore. A nome di tutta la famiglia Padovani un abbraccio enorme va ai miei nonni..vi voglio un bene immenso e non vedo l'ora di ritrovarmi in una di quelle serate primaverili sul vostro balcone a chiacchierare. A nome di tutta la famiglia Spada grazie ad Antonella…vi voglio un mondo di bene e sento che seguite le mie vicende con passione. Grazie a mia mamma, Massimo, mio padre e Marina…per avermi dato la possibilita' di volare fino a qui.
Infine il grazie piu' profondo va a tre grandi amori delle mia vita: Il mio migliore amico Mauro, mio cugino Federico, la mia dolce Elena. Con il loro amore hanno abbattuto le distanze…hanno passato un intero pomeriggio a registrare la canzone Italia-Africa. Chitarre acustiche tribali, voce di uomo e di donna angelo. Mi e' stata mandata via mail…penso che tutti dovrebbero ascoltarla…e' una canzone che proviene dall'amiciza profonda, dall'amore per la vita, dai legami speciali che sanno crescere e maturare..Tra le lacrime e i sorrisi io mi sento davvero fortunato. Grazie di cuore…a presto.

ITALIA AFRICA

mp3 (2K)

chitarra Italia africa l'amore che ci lega adesso al cuore
è bomba atomica l'ingiustizia per come si muore
e tra i destini dei bambini lui scatena la suo forza d'animo
non ti puoi arrendere per loro e per noi siamo tutti vicini
dai presta ancora l'anima
dai lotta ancora per l'oro del mondo è il sole
che appartiene a tutti è gioia e viole
anche se fonde la tua rabbia col dolore e poi l'amore
dai la tua presenza è nelle stelle
dai io ti sento sulla pelle
anche se fonde la tua rabbia col dolore e poi l'amore
noi siamo qui e ti respiriamo
amo la tua voglia di vivere
e poi il tuo dolore piano…il tuo sorriso piano


 

La rabbia 13 Febbraio 2009

Questa volta non so proprio da dove cominciare…quindi comincio…

La settimana scorsa e' stata una novita', una grande novita'…ho investito le mie energie nell'organizzazione del lavoro e nel lavoro stesso. Ovviamente le scuole non si costruiscono da sole…c'e' bisogno della materia prima, della manodopera, di un minimo di organizzazione, di tanto sudore, voglia di fare…e poi..fare. mattoni Io ed Alessandra ci siamo occupati del recupero dei mattoni...abbiamo diretto un equipe di otto operai e con un camion dell'anteguerra blu fiammante siamo andati nei pressi del fiume a caricare la merce.
In tre giorni abbiamo caricato e scaricato 3000 mattoni e un camion di ghiaia…
Devo dire che la soddisfazione di lavorare per le persone e non per i soldi e' stata grande…grandissima.
Per gli operai ovviamente era diverso, per loro il lavoro e' come un dono dal cielo, e' la sicurezza di poter mangiare quel giorno e forse di potersi bere anche una birra o un po' di vino di palma.
Non mi sono mai trovato a dover gestire il lavoro degli altri e ho cercato di metterci tutto il mio rispetto,impegno, umanita' , polso, ironia.
Inoltre bisogna sempre scontrarsi con gli imprevisti e con le mancanze delle persone a cui ti rivolgi…intendo: qui la parola data non e' una certezza, solo i soldi lo sono e spesso neanche quelli.

piroga Quindi arrivi in un posto convinto di trovare 1500 mattoni da caricare ma in realta' ce ne sono solo 400 e il resto deve arrivare dall'altra sponda del fiume tramite piroga…una piroga (un tronco scavato) carica di mattoni galleggia per miracolo.

Avete presente l'andamento diverso che c'e' in Sicilia…il tempo scorre piu' lento, la gente non si preoccupa, si arrangia come puo'…moltiplicatelo per 10'000 e avrete un idea del delirio africano.
Ci sono realta' che devono essere accettate punto..e' l'Africa ..ed e' cosi' che va.

Alla fine della settimana abbiamo pagato gli operai…e mi si e' aperto il cuore nel sentire che un po', si era creata una famiglia. La lezione piu' grande e' stata, mai arrendersi!!!

Qui tutti si arrabattano come possono per tirare la giornata, nessuno si da mai per vinto: si insabbia il camion, una, due, tre, quattro volte, ci si rimbocca le maniche e si scava finche il camion non continua la sua strada.

I bambini di Kahemba(ammalati di konzo) si alzavano sulle loro gambe tremanti e instabili, aggrappati a due balaustre che servivano da sentiero per passeggiate riabilitative, e camminavano…passo dopo passo…nessuno di loro poteva reggersi in piedi senza un sostegno…ma continuavano a camminare.
Tutto questo e' il lato positivo del sapersi arrangiare e continuare a vivere anche in mezzo a mille difficolta'…ma la verita' e' che sapersi arrangiare a volte non basta.
La realta' ospedaliera per esempio, non puo' basarsi su questo principio..ma questa e' l'Africa..e qui funziona cosi'.

Nei tre giorni passati ho provato rabbia, dolore, lacrime trattenute, delusione, amarezza, diffidenza, angoscia!

attesa Due famiglie, quella di Mois e quella di Evelin.
Entrambi due bambini arrivati settimana scorsa al centro nutrizionale…Evelin e' la piu' piccola di sei fratelli, accuditi solo dalla nonna; completamente gonfia, guance, piedini, manine…
Mois, anche lui accompagnato dalla nonna, magro fino al midollo…cosi' sofferente da non riuscire nemmeno a deglutire.
Due casi gravissimi di malnutrizione . Grazie al supporto di due tedeschi( Yvonne e Klaus) li portiamo di corsa all'ospedale generale di Kikwit…scopro che erano gia' stati li' e che in quelle condizioni erano stati deviati al centro nutrizionale.

Magicamente, ora che venivano accompagnati da uomini bianchi, vengono accolti e presi in considerazione.
Parliamo con questo dottor Ntoti che sembra molto interessato, brutto stronzo perche' non ti sei interessato anche la settimana prima…perche' non ci sono i soldi, non hai soldi, non vieni curato.

L'ospedale generale di Kikwit e' un cesso…ma questa e' l'Africa.
Comunque il dottorino si adopera e grazie ad un contatto con l'associazione Azione Contro la Fame veniamo a conoscenza della possibilita' di trasferimento dei due bambini all'ospedale generale di masi Manimba Masi Manimba (map)( a 200 km da Kikwit), dove sono piu' specializzati per gravi casi di malnutrizione.
Ok..per noi detto fatto..macche'..vai a parlare con il direttore, il quale non vede benissimo il fatto che il suo ospedale venga privato di due pazienti, e' una questione di immagine.
aids In realta' i pazienti sono tre perche' la madre di Mois e' ricoverata da un mese, malata di AIDS, e andando Mois e la nonna via da Kikwit anche lei viene trasferita all'ospedale di MasiManimba, altrimenti nessuno si occuperebbe di lei;
perche' in Africa non ci sono infermieri, i malati vengono accuditi dai familiari.

Io allora sbotto..e con il mio improbabile francese:
"Messie, da quanto ho visto questo ospedale non funziona per niente..quindi portiamo via chi qui non viene curato".

Ho sbagliato, non si puo' arrivare qui e cominciare a dare giudizi facendosi prendere dalla rabbia.
Il giorno dopo mi sono scusato e finalmente siamo partiti..Evelin e la nonna, Mois, sua nonna e la mamma, io, Alessandra, il dottorino e altri due.

Vedere la nonna di Evelin salutare gli altri 5 nipoti, le lacrime...di tutti.

Il viaggio e' tranquillo..la missione e' compiuta…il trasferimento e' stato fatto…adesso bisogna attendere che migliorino..sperare con positivita' e ottimismo…coraggio..questo tutto quello che mi sono sentito di dire alle due famiglie, coraggio.
Ho preso in braccio Mois…ho preso in braccio sua madre…
Lei quasi sicuramente morira'…lui..speriamo che abbia la forza di vivere.
E poi e' di nuovo savana..di notte.

Quello che fa piu' specie e' vedere e comprendere come funziona la societa' congolese…purtroppo sta cercando di inseguire uno stereotipo falso e pieno di inganni..il nostro.
Qui pensano che in Europa tutto vada a gonfie vele...solo per il fatto che girano i soldi che qui mancano.
C'e' una grande ignoranza e ingenuita'…e chi ha la possibilita' di studiare e diventare per esempio medico si lascia comprare dall'idea di essere piu' ricco degli altri.
Ovviamente non posso e non voglio generalizzare, ma c'e' anche questo e io l'ho visto con i miei occhi.

Incasso tutto e mi sento fortunato; fortunato per tutte le lezioni che questa gente mi sta dando, per la possibilita' di agire nell'interesse altrui, perche' non sono solo ma in qualche modo sento che da quell'Italia/Svizzera li' mi state mandando un sacco di forza..e questo lo apprezzo con tutto il cuore.

Queste sono solo parole, ma mi serve scrivere e condividere…mi serve davvero.

Quando ero in ospedale e osservavo Mois, sua madre e la nonna..ho sentito un calore familiare fortissimo…avrei voluto telefonarti mamma e raccontarti..ma se l'avessi fatto sarei scoppiato a piangere appena sentita la tua voce.

Ci sono un sacco di altre cose…ma per ora vi saluto…non preoccupatevi perche' io sto bene..e per quanto male veda mi rendo conto che la vita e' una cosa immensa, forte, atroce e meravigliosa.

Ho scritto una canzone..vi invio il testo in italiano..insieme a tutto il mio amore.

ALI SPIEGATE

Ogni giorno mi sveglio insieme al sole
La mia pelle si sta scurendo
Lavoro per le persone e non per i soldi
Domani non e' nei miei piani

Sono nello stomaco del mondo

Dammi indietro la mia innocenza
Sara' un regalo per la vita che voglio condividere e portare sulla mia schiena
Ali spiegate

So che spesso ho dimenticato
La realta' a causa di un sogno
Ma ora posso vedere chiaramente
La gioia viene dalle cose semplici

Sono nello spirito del mondo

Dammi indietro la mia innocenza
Sara' un regalo per la vita che voglio condividere e portare sulla mia schiena
Ali spiegate
Per abbracciare un dolore che non conoscevo
Pezzi della mia vita in giro per il mondo
E sulla mia schiena

Ali spiegate


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Un abbraccio 31 Gennaio 2009

Un abbraccio immenso a tutti quanti…
Ripercorro giornate e momenti delle ultime settimane e mi rendo conto, con grande stupore, di quante cose siano gia’ successe in un mese.

provv-image04 Sono seduto nel giardino della pensione che ci ospita, all’ombra di un piacevolissimo gazebo di legna e canne di bambu’.
Le giornate hanno cominciato a prendere una forma piu’ o meno definita: qui a Kikwit ci adoperiamo tra i lavori in corso di due cantieri, le attivita’ della scuola per ciechi, visite di controllo al centro nutrizionale e ad altri istituti(scuole o comunque centri per bambini)collegati alla nostra associazione.

A dire la verita’ ogni giornata e’ a se stante, non c’e’ una quotidianita’, anche perche’ gli imprevisti sono l’ordine del giorno.
Quello che ho imparato subito e’ che l’Africa e’ un paese difficile; per un europeo abituato ad andare in cucina e trovare tutto l’occorrente per la colazione, percorrere la strada tra casa e lavoro senza intoppi, avere in generale tutto a portata di mano e soprattutto in un tempo breve, trovarsi qui ha un impatto davvero forte.

Per ogni cosa, dico veramente per ogni cosa, bisogna impegnarsi il triplo, e questo, per raggiungere spesso la meta’ del risultato.

Solo il viaggio per esempio: per fare 500 chilometri ci metti 5 giorni, certo perche’ la macchina e’ in panne, ma voi credete che sia stata aggiustata? No.
E’ ancora in fase di riparazione…e comunque per fare 300 chilometri con una macchina che funziona ci si mettono 12 ore.Considerando che il viaggio e’ un’occasione di trasporto di materiale(cibo prevalentemente), il carico quindi ha lo stesso valore del passeggero e quindi occupa il medesimo spazio. Cosi’ a culi stretti ci si butta nel continente, e non nascondo un gran sorriso.

Bisogna stare attenti a cosa si mangia e a cosa si beve, inoltre tutto qui si dilata nel tempo, i minuti diventano ore e le ore diventano giorni.
La mancanza di soldi rende la popolazione avida e sempre in cerca di un modo per spremerti, soprattutto noi dalla pelle bianca.
Bisogna combattere per non farsi fregare e bisogna cercare di concentrare le proprie forze nelle strade intraprese, non si puo’ salvare tutti, e questo ti lacera dentro.

Qualche settimana fa io e Alessandra siamo andati a distribuire le paghe agli operai: il lavoro di 4 giorni per loro equivale ad un terzo di un sacco di manioca(farina locale).
Questo mi e’ sembrato assurdo.
Il fatto e’ che non si puo’ arrivare qui e distribuire soldi secondo parametri e logiche basati su un’economia diversa, bisogna seguire le linee del posto e cercare di cambiare le cose gradualmente.

L’idea che mi sono fatto io e’ che se uno volesse davvero dare una sferzata al sistema locale, anche solo nel suo piccolo, dovrebbe consacrare la sua vita a questo proposito, cercando di costruire un piccolo sistema che possa servire come seme per uno sviluppo piu’ grande.

La poverta’ e’ ovunque, ma devo essere sincero, la miseria l’ho vista poche volte e ha lo stesso volto cha ha da noi in Europa.
Per lo piu’ qui la poverta’ si mescola alla modestia delle condizioni, la gente vive con poco e non si preoccupa mai piu’ in la’ di domani.
La vita ha un immenso valore perche’ sembra non averne nessuno.

Mi sono imbattuto in cose che mi hanno fatto tremare dentro.
Una mattina siamo andati al centro nutrizionale di Kikwit, ci saranno stati 20 bambini.
Ti accorgi subito del dolore perche’ mancano i sorrisi; di solito i bambini ovunque vai sono delle bombe di energia e di allegria, ma li dominava un silenzio ospedaliero.

provv-image05 Le donne stavano preparando un riso condito con zucchero di canna, io ed Alessandra siamo andati in citta’ a comprare delle sardine per cercare di integrare il loro pasto.Insomma quel centro nutrizionale va seguito.

I bambini non hanno attaccato il cibo nemmeno quando ce l’hanno avuto davanti, hanno pregato, e poi, molto lentamente hanno cominciato a mangiare.
Bambini spenti, la fame ti spegne.
Eppure qualche sorriso e’ arrivato…ma io dentro piangevo gia’ da un pezzo.

Gli ultimi 4 giorni li abbiamo passati a Kahemba, una cittadina vicino al confine con l’Angola.
Ormai i nostri alloggi sono solo monasteri e missioni cattoliche.

Il viaggio e’ stato meraviglioso, il sud del Congo e’ una delle meraviglie piu’ stupefacenti di cui l’occhio e il cuore umano possano godere.
Durante questo viaggio ho visto la strada per il paradiso: e’ sabbiosa e stretta, ha i solchi delle ruote delle jeep, e sovrastata a destra e a sinistra dall’erba alta, verde, pura, fresca…il cielo e’ di un blu elettrico con nuvole solcate dalle scie del vento….forse in lontananza un grande albero.

L’arrivo a Kahemba mi ha messo di fronte ad una nuova realta’, quella di un grande villaggio afflitto da un male tremendo.
Il 10% della popolazione(quindi piu’ o meno 2060 persone) soffre di una malattia incurabile chiamata Konzo. (eng. art. konzo)
Questo male colpisce donne e bambini e la sua causa e’ da collegarsi al cianuro contenuto nel tubero della manioca.(wikipedia) Questo e’ uno degli alimenti base della popolazione congolese.
Per far si che il cianuro venga eliminato, il tubero viene immerso in acqua per giorni.
Il problema e’ che l’acqua del fiume ,depura si il tubero, ma continua a scorrere colma di veleno fino alle brocche delle donne che riforniscono d’acqua il villaggio.
Cosi’, una volta ingerito il veleno, senza nessun sintomo premonitore, si manifesta la malattia.

I bambini cadono per terra e non si rialzano piu’.
Il veleno colpisce i nervi atrofizzando gli arti inferiori, inibendo la parola, spostando le orbite degl’occhi.
Ci sono gradi di gravita’, ma la malattia e’ irreversibile.

Siamo andati in un centro di riabilitazione….mi scuserete se non riesco a parlarne.
C’e’ di buono che abbiamo inviato una lettera di allarme a molte enti umanitarie(FAO, UNICEF….) nella speranza che venga prodotto qualcosa di buono.

Ho avuto modo di constatare la presenza di un filo conduttore, tra la folle Kinshasa, i villaggi in mezzo alla savana, il morbido scorrere delle citta’ d’entroterra…
la gioia di vivere nasce dalle cose semplici.
congo6

Due stracci, una palla di plastica tenuta insieme da un filo, la pelle di colore diverso, un frutto, una sigaretta, un sorriso vero,il tempo che scorre in maniera nuova, il silenzio,la mancanza di parole perche’ non padroneggi la lingua,
decidere di fare una carezza invece di restare immobile,
ascoltare di piu’
qualcuno anche se non ne hai voglia, riconoscere una bellezza a chiunque,
fermarsi a non pensare, concedersi ad un sentimento nuovo,
scrivere una canzone per una bambina,
l’aria fresca delle 5 del mattino,
la fortuna di avere delle persone che ti vogliono bene.

Sto bene e sento che non vorrei essere da nessun’altra parte che qui.
Un sincero saluto e il piu’ caldo abbraccio a tutti quanti voi, che siete sempre nel mio cuore.

Un abbraccio speciale alle mie tre Sorelline.

Con Amore,
Claudio.


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Stelle Africane 17 Gennaio 2009

dimenticatevi di tutto quello a cui siamo abitutati...case,vestiti,mobili,strade,mezzi di trasporto,facce tristi facce allegre, calore, rabbia, prepotenza, odore e spazzatura; sono quasi due settimane che sto vivendo l`Africa e penso di aver cominciato a realizzare solo adesso.

L`arrivo a Kinshasa (map) è stato fortissimo...soltanto il recupero dei bagagli...sudore, grida, frenesia, eccitamento..;i primi sguardi della popolazione...qui il diverso sei tu..e questo ti viene ricordato ad ogni incontro di occhi;..poi stringi la mano, entri nel vivo e nel contatto umano..e tutte l e distanze sono già svanite...

provv-image01 La sensazione che ho avuto a caldo è stata quella di aver aperto gli occhi...dopo aver passato una giornata per la città, tra mercati, strade, traffico...qui tutti si guardano negli occhi e hanno uno stretto contatto tra di loro..vivono la loro vita sulla strada..la strada come ritrovo sociale, commerciale...
cé un operosità impressionante, soprattutto da parte delle donne..tutto sembra girare intorno ai soldi..in realtà lo scambio umano è piu vivo che mai...
ho passato 4 giorni in viaggio nella savana...la nostra macchina ci ha lasciati a piedi piu volte...uno spettacolo..;una sera simo rimasti a rischio di cibo e acqua...

Abbiamo dormito in conventi lungo la strada...
mangio banane,arachidi,pane, manioka(una specie di polenta), pesce, e poi un po`quel che capita...
ora siamo a Kikwit... (map) dove da settimana prossima incominceremo i lavori di costruzione della scuola e tutta una serie di altre cose che ancora non so...probabilmente io andro a recuperare la nostra geep che è rimasta insabbiata a kenge(250 km da kikwit);
ho già cominciato a scrivere dei nuovi pezzi e ho anche suonato di fronte allo staff di insegnanti della scuola che ci ha ospitato a Kinshasa...

provv-image03 mi sento davvero bene e vicino a me stesso..
davvero vicino a tutto quello che di piu`semplice e vero c'è...
i bambini sorridono..anche se sporchi e vestiti di soli stracci;..anzi ridono di gusto appena fai una smorfia...
Veniamo Chiamati MUNDELE(uomo bianco)...

L'Africa ti spacca...

Ho scritto questa mail pensando soprattutto a te nonno Riccardo...
ti ho promesso che facendola io questa esperienza è come se la facessi un po' anche tu.. vi penso molto e vi porto sempre con me...

Vi abbraccio tuttissimi..


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CITAZIONI

'Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità…
La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti.
Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme.' Norberto Bobbio
'La sicurezza del potere si fonda sull'insicurezza del cittadino.'(Leonardo Sciascia)
'Di tutte le cosa sicure la piu' certa e' il dubbio.'(Bertold Brecht)
'Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola'(Giovanni Falcone)
'Un uomo senza sogni e senza utopie non è un uomo, se un popolo non ha sogni ed utopie non è un popolo.'(Ernesto CHE Guevara)
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