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La Riserva
Un nome che evoca spazi aperti ma non liberi, spirito di gruppo ma etnicamente (politicamente)
isolato e altro ancora. Questo luogo virtuale si puo' trasformare in raccolta, memoria, discussione ed esperienza; spero di riuscire
in questo. Hasta presto.
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Lettere dal Kenia map
Cresce la compagine dei redattori dall'estero, dal Kenia ci scrive Elena
elena @ lariserva.net,
anche lei alle prese con un viaggio-esperienza di cui ci manderà quando possibile alcune testimonianze.
L'ultimo colore. 26 mar. '09
Datemi la mano.. 19 mar. '09
Girasoli Africani 12 mar. '09
Un grande dono 4 mar. '09
Karibu 2 mar. '09
L'ultimo colore 26 marzo 2009marzo 2009
da Utawala
Vi regalo
l’ultimo colore del mio Kenya.. l’ultima pennellata della mia tela
africana che nasce dal primo viaggio in questa terra che è dentro ora e per sempre.. Il colore di oggi
è l’azzurro del mare, dell’Oceano Indiano..
Non potevo andarmene senza averlo sfiorato..
E cosi' partiamo.. io insieme ai 4 enormi cuori che hanno vissuto con me questa
esperienza.. cuori che si sono aperti con naturalezza, che si sono confrontati,
criticati, presi cura l’uno dell’altro nel sorriso e nel pianto.
Utawala-Nairobi-Mombasa-Kilifi: 10 ore su uno sgangherato autobus africano di una compagnia indiana..
Passeggeri africani e musica indiana ad accompagnarci.. io personalmente non potevo desiderare di meglio..
Decidiamo di viaggiare di notte.. ed è cosi' che scopro una nuova Nairobi, quella
della sera tarda..
La città è vuota come se fosse scattato una sorta di coprifuoco.. il caos, il
delirio sono svaniti rintanati chissà dove.. e le strade iniziano a riempirsi di coloro che
nel giorno si sono nascosti o sono stati nascosti da una vita troppo frenetica.. Barboni, mendicanti, bande di ragazzini
non molto raccomandabili.. se fossi stata sola avrei avuto paura.. una
di quelle paure che ti stringe il cuore nel petto..
Saliamo sul nostro caldo e affollato bus.. si parte!
Usciti dalla città iniziamo a percorrere le strade in mezzo alla savana.. questa
volta meno arida di quella che circonda la zona di Utawala.. ed è qui che inizio a sentire il fiato mancare..
Quest’estate in Sardegna credevo di aver visto il cielo notturno piu' bello della
mia vita.. Per quelli che erano con me: l’Africa, amici miei, me ne ha regalato uno inimmaginabile..
Stelle mai viste, polvere di stelle in un’immensità che non ha confini.. vedo
la mia prima stella cadente africana dal quel finestrino da cui non riesco a staccare il naso..
sorrido.. esprimo il desiderio piu' grande.. e il pensiero è per chi amo e sta sotto questo mio stesso meraviglioso
cielo, lontano ma cosi' vicino..
E' cosi' savana e ancora savana.. e poi i villaggi.. e i mercatini che, su questa
immensa strada di passaggio, pare proprio abbiano intenzione di vivere la notte intera senza chiudere occhio..
Appena il bus si ferma, orde di venditori ci corrono incontro.. Stendono le loro
braccia verso i finestrini per vendere qualsiasi cosa.. anche se qui il concetto di differenziazione dell’offerta
per avere la meglio sulla concorrenza non è ancora arrivato.. Tutti, e non scherzo, tutti vendono
le medesime, identiche cose.. Non ci resta che sorridere, scegliere uno di loro e portare nel cuore
il peso di aver fatto un piccolo torto agli altri..
Scorgo nel buio gli animali in libertà a pochi metri dalla strada.. tutto questo
mi fa impazzire..
Alle 6:00 del mattino arriviamo a Mombasa.. qui si respira l’Islam.. come non
l’avevo mai respirato prima.. Moschee affascinanti nella loro architettura,
capi coperti e visi nascosti.. è qui che due realtà si mescolano,
si compenetrano l’una nell’altra.. Al ritorno dalla costa decidiamo
di fare un giro per la parte vecchia della citt‡.. emozionante, disarmante..
Le case, i vicoli stretti.. per un attimo mi è sembrato di essere stata teletrasportata in un altro paese.. Sono
finita in India.. Quella che ho sempre sognato.. qui solo i volti
dei commercianti e degli artigiani immigrati che hanno ricreato il loro
piccolo mondo in una terra cosi' lontana..
Il tragitto finale Mombasa - Kilifi.. è stato cosi forte.. a fatica ho trattenuto
il pianto per l’emozione nel vedere una natura che ha parlato al mio
cuore.. una fra le sensazioni piu' belle che si possa vivere, il sentirsi
in una sintonia completa, in uno scambio di emozioni cosi magico..
Qui c’è il Kenya dei baobab, di questi maestosi, imponenti millenari e misteriosi
alberi, sculture che si ergono nelle immense distese delle piantagioni di sisal.
Qui c’è il Kenya dei villaggi.. quelli con le case fatte di paglia e fango..
quelli che sembrano creare un loro piccolo microcosmo separato da tutto cio' che li circonda.
Qui c’è anche il Kenya che porta i segni di un colonialismo che
è riuscito ad intaccare la vera natura di questa terra senza pero'
riuscire ancora a sconfiggerla del tutto.. Vive la tradizione, vive
il passato, vive ancora la semplicità.. ne restano i segni e li puoi
vedere e percepire se presti attenzione ad ogni particolare.. anche il piu' piccolo..
Anche a Kilifi, situata in un’insenatura dell’Oceano Indiano, sorgono grandi
resort.. ma ancora imperano le piccole spiagge dalla sabbia chiara,
le barche dei pescatori fatte con il legno degli alberi di mango, le
caprette che girano libere sulla spiaggia, i bambini sorridenti che
corrono e giocano sulla riva pieni di sabbia..
Qui sulla costa c’è un’energia.. una voglia di vita, di calore nuovi.. anche
qui basta il poco, anche qui la semplicità.. ma non posso negare che
il sapore di questa semplicità sia diverso da quello dell’entroterra..
Anche qui, come nel resto del mondo, il mare aiuta.. il mare da sollievo..
tutto sembra un dipinto che ha preso vita..
E nei due giorni sulla costa il pensiero che mi ha accompagnato
è stato quello dei miei fratellini e delle mie sorelline.. Avrei voluto
poterli portare tutti con me, ho desiderato che i loro occhioni neri
e profondi vedessero per la prima volta la meraviglia dell’oceano,
che la loro pelle sentisse quella sensazione che io provo ogni volta
che il mare mi è vicino..
Mi sono mancati cosi tanto.. li ho ritrovati in altri piccoli ed immensi sorrisi
ci hanno fatto compagnia sulla spiaggia: il piccolo Immanuel che mi
ha rubato il cuore fin dal primo sguardo, il pestifero Omar, che con
grande dolcezza è riuscito a convincermi a lasciargli il mio kanga
per dormire e tutti i loro amici che immancabilmente si sdraiavano intorno
a noi e lasciavano volare libera a loro curiosità con mille domande…
Io sto per tornare.. questo mese è volato.
Il cuore è in balia di forze contrastanti..
La felicità di ritrovare l’amore e l’affetto di tutti voi e la sofferenza di
lasciare tutto quello che qui mi ha accompagnato, mi ha cambiato,
mi ha fatto tremare dentro…
Perdonatemi se con sincerità vi dico che oggi, a pochissimi giorni dalla mia partenza,
sento che questa sofferenza è piu' forte della felicità..
Qui ho trovato una pace ed una serenità dentro di me che cercavo da tempo, non ho
ancora tutte le risposte alle mille domande con cui sono partita, ma so che al rientro tutto sarà piu' chiaro.
Del mio cuore prendo quella parte che vi appartiene e che riporto con me, dove
c’è tutto il mio amore unito al vostro..
Il resto del cuore lo lascio qui.. lascio che questa terra lo custodisca fino al mio ritorno..
Elena
Datemi la mano .. 19 marzo 2009
da Utawala,
Datemi la mano.. oggi vi porto con me a fare un giro per il villaggio e vi presento alcuni dei meravigliosi sorrisi che illuminano le mie giornate qui..
Molly con i suoi funghi sulla testolina che non vogliono guarire e che spesso le fanno male..
Ricerca il contatto fisico.. Non dimenticherò mai la sera in cui osservava attentamente le mie mani
per poi guardare le sue e notare ogni differenza, ogni somiglianza.. la sua scoperta del diverso.. la sua curiosità indomabile..
Quella sera ha voluto che l'accompagnassi a letto.. abbiamo scelto insieme il vestito per l'indomani.. si è sdraiata.. le ho dato il
bacio della buonanotte..
i suoi occhioni neri e scuri prima che spegnessi la luce..
Occhi che ridevano.. li porterò sempre nel mio cuore.
Rosy.. piccola e fragile.. il suo umore cambia in continuazione.. piange spesso.. la psoriasi,
nonostante le cure, continua a peggiorare.. stiamo cercando di fare in modo che venga contattato uno
psicologo che possa aiutarla davvero.. perché per lei l'essere malata è come se le garantisse di avere cure ed attenzione ogni giorno..
Tony e la sua sieropositività che lo rende debole.. come Ernest e Cynthia..
per loro un occhio di riguardo in più.. hanno la fortuna di avere ogni giorno le
medicine per tenere sotto controllo questa malattia.. ma è un male che si portano dentro e che spesso si fa sentire..
Rachel.. la piccolina con l'occhietto malato.. dopo due piccole operazioni
il suo strabismo all'occhio sinistro è guarito.. la pupilla ora è dritta e può usare
tutti e due gli occhi per osservare ciò che la circonda, anche se la palpebra non è completamente aperta..
Cornel.. il classico bandito.. ha dei problemi di dislessia, ma una gran voglia di
imparare e di superare i propri limiti.. Ogni giorno lo aiuto nei suoi compiti e
ritagliamo un piccolo spazio per leggere insieme.. Lo osservavo un pomeriggio mentre
stavamo andando in città.. i suoi occhi che si perdevano fuori dal finestrino..
catturati da ogni piccolo particolare di quel mondo che sta fuori.. Ho rivisto i miei occhi nei suoi.. Ho rivisto me stessa in lui.. che sensazione..
Willy.. il piccolo genietto.. curioso, sveglio, brioso..
Carol e Febo.. i più piccolini del villaggio.. degli uragani viventi!
E poi il gruppo dei più grandi: Alice, Sharon, Spacecovia, Vera, Grace, Melda, Joy,
Brian, Joffrey, Shadrack.. ognuno con le proprie caratteristiche, ognuno con la propria
profondità d'animo, con i propri sogni e le proprie paure..
Vorrei avere il tempo di ascoltarli.. uno ad uno.. di scoprire la loro anima..
Mi accorgo di perdermi ad osservarli.. come quando al ritorno dalla città,
stanchi si sono addormentati l'uno sull'altro.. sulle mie labbra un sorriso..
Ieri, dopo aver visitato un nuovo slum, dove un amico keniota di Elisa ha da poco
avviato un nuovo progetto di educazione primaria, mi sono resa nuovamente conto di
quanto siano fortunati i bimbi che stanno qui al villaggio.. della fortuna che hanno
avuto nell'essere stati portati via da una realtà che è dura da vivere, pesante da respirare..
come quella che vivono i bimbi di Korogocho.. loro che sanno regalarmi emozioni così forti, così intense.
Arrivano con i loro musini tutti sporchi, con l'uniforme per la maggior parte ridotta a straccio.. ma con questi
sorrisi, con questi occhi neri che luccicano nella polvere..
Con loro, e per loro, m'improvviso insegnante di inglese, matematica, canto..
la filastrocca che sto insegnando aleggia nell'aria dello slum ad ogni break .. e si riempie il cuore..
perché capisco di essere riuscita ad entrare nel loro..
E oggi mi dico che sono in piedi, oggi più che mai… Sento di riuscire a dare luce, calore,
amore incondizionatamente.. come volevo che accadesse in questa esperienza straordinaria che sto vivendo..
In questo mondo in cui tutto è una sorta di "Ritorno alle origini".. in questo mondo che sento affine
alla mia indole e al mio spirito più di ogni altro..
Quando lavo il bucato al lavatoio, quando aiuto Pam e Beaty a preparare l'impasto per i chapati o a pulire
fagioli, greengrams e riso per 32 bambini, quando manca la corrente e si accendono le candele, quando non c'è
l'acqua corrente e riesci comunque ad arrangiarti, penso alle mie nonne.. a quel passato in cui hanno vissuto
e che noi al giorno d'oggi non riusciamo quasi ad immaginare..
qui tutto esiste ancora.. come allora…
E qui respiro.. l'anima vola.. scopro una capacità di adattamento, scopro una nuova e
finora segreta forza d'animo.. che cercavo, che mi cercava.. che era in me..
Per salutarvi vi regalo parole tratte da un'autobiografia che diventa romanzo e
che mi sta facendo compagnia nelle mie sere africane.. ritrovo sensazioni, emozioni,
considerazioni che mi sento addosso..
"In seguito perfezionando la mia fantasia, iniziai ad allargare le mie conversazioni animate.
Davo voce alle nuvole, al mare, agli scogli.. agli insetti, alle colline..
Potevo parlare con tutto e ogni cosa sapeva cosa dirmi.. mettendomi nei panni di tutto ciò che non
ero io, sentivo che tutto era cosciente, tutto era dotato di vita: quello che credevo fosse inanimato
era un'entità più lenta, e quello che credevo fosse invisibile era un'entità più rapida.."
(di Jodorowsky, La danza della realtà)
Aprire la sensibilità all'esistenza delle cose.. questo è ciò che conta..
Girasoli Africani
12 marzo 2009
da Utawala,
Oggi immagino che il Kenya sia la mia tela da colorare.. per ora spatolate di tre colori
dei mille che potrei scoprire nei prossimi giorni qui.. ogni spostamento in questa terra
diviene viaggio e scoperta.. di una nuova realtà nella realtà.
Rosso:
è il colore del caos, del rumore, del delirio.. quello di Nairobi o del quartiere
dove vivono gli ambasciatori delle Nazioni Unite..
E' stato come tornare per un attimo in Europa e sentire di non essere pronta..
Un vero e proprio senso di smarrimento e quasi manca il respiro..
Nairobi è modernità.. il centro nevralgico della vita sociale e politica..
nella vasta varietà di negozi, nel traffico metropolitano la vita scorre..
nel suo procedere così rapido.. in una sorta di inconsapevolezza, almeno apparente,
di quello che esiste al di fuori, a pochi chilometri di distanza.. nella normalità dell'egoismo
di chi ha ogni tipo di comodità e può concedersi di più..
Grigio: il colore degli Slums, delle baraccopoli.. delle lamiere.. della vita vissuta sulla
strada perché le case sono troppo calde e piccole, maleodoranti e buie..
è la vita che si sveglia e si ritira con il sole.. di quella realtà che pensavi di non poter
sopportare o accettare e che inconsapevolmente diventa la tua normalità..
Perché in questo grigio che non da speranza, tutto ti entra dentro con rapidità e non puoi più farlo
uscire.. non vuoi più farlo uscire..
Passare per il centro dello slum di Korogocho a pochi metri dalla scuola mi fa domandare come sia possibile
tutto questo.. ancora oggi..
Qui ho visto gli occhi di persone che soffrono e soffrono nell'anima.. qui gli occhi non brillano,
non so se abbiano mai potuto brillare o se riusciranno a brillare un giorno..
Qui a volte mancano i sorrisi e allora lanci dal finestrino un "Sasa Mum!" solo per distogliere il
pensiero di quella gente dalla loro quotidianità così immobile..
Gli slums sono pieni di rifugiati che non hanno identità e non la vogliono avere..
qui c'è la tristezza, la povertà.. quella vera…
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Giallo-marrone: il colore degli ampi spazi, della terra che si mescola in polvere all'aria..
il colore della savana africana che qui nella zona est di Nairobi è particolarmente arida..
L'altra sera la prima pioggia.. intensa.. la terra l'aspettava.. il suo odore preannunciava
l'arrivo dell'acqua.. così preziosa..
Questo è il colore che mi ha rapito.. la sua tonalità è in continuo cambiamento..
E' il colore del mercato a Kayole..
la musica è nell'aria interrotta dallo strombazzamento dei matatu, io li definisco
"Delle mostre in movimento", colorati, con mille disegni, pieni di gente che sfrecciano per le vie..
Frutta, verdura, oggettistica di ogni genere e per ogni utilizzo.. la gente guarda, saluta, sorride
e si dà inizio alla contrattazione per comprare ciò che occorre..
E' il colore della messa della domenica mattina.. che meraviglia!
La fede vissuta in una maniera completamente nuova.. sono riusciti a conquistare anche me..
è una vera festa..
Canti, balli, entusiasmo, ritmo che ti entra nella pelle e scorre nel sangue.. vibrazioni
che penetrano nel cuore.. è la religione del semplice "grazie" a un dio che ha donato, anche se poco..
il tutto depurato dai mille falsi moralismi.. ancora una volta solo spontaneità, semplicità ed allegria.
E' il colore dei miei bambini..
di quelli che sono diventati i miei "Little Brothers and Sisters".. delle loro vocine che timidamente
chiamano il mio nome "Hellen".. dei pomeriggi che volano accanto a loro.. dei sorrisi e delle lacrime..
dei problemi che hanno.. del loro desiderio di essere aiutati, curati, seguiti.. e vorresti poter dare
a tutti loro qualcosa in più.. E il pensiero di dover partire, credetemi mi spaventa..
E' il colore del viaggio..
su vie immense.. tra la vegetazione brulla di grandi distese..
La quiete.. il lento respiro del mondo.. Pastori con le loro capre pelle e ossa..
Qui i miei occhi si perdono, si illuminano.. ed è qui, in questo colore dell'Africa che io
la "ragazza del girasole" (solo Qualcuno di voi può capire) ritrovo il mio fiore.. anche qui..
Lo ritrovo in un piccolo orto di una vecchia donna avvolta in drappi colorati e ricurva su se stessa,
intenta a zappare quella terra che le darà da vivere..
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Con il girasole africano il mio pensiero, in quel preciso momento, è volato a tutti voi..
che mi fate sentire ogni giorno che siete vicino, che mi fate commuovere quando leggo le vostre mail di risposta..
Un Grazie vero, come è vera questa terra..
Qui in un Kenya dove non ci sono vie di mezzo.. dove o sei ricco o sei povero.. io inizio a colorare la mia tela..
alla fine di questa esperienza ci saranno mille colori a riempirla.. i colori di un anima che qui scopre e si riscopre..
Un grande dono
4 marzo 2009
da Utawala,
Nella zona est di Nairobi a pochi chilometri dal nostro villaggio sorge Korogocho, quarta baraccopoli per numero di abitanti.
Qui si cammina su viottoli che sono allo stesso tempo fogna e scolo.. ai lati degli stessi le baracche fatte di fango e lamiere.. e l'immondizia, accumulata ovunque, che spesso viene direttamente bruciata laddove è stata accatastata.
Ti investono odori forti, spesso sgradevoli.. ma lentamente la tua percezione si adatta a ciò che ti circonda.
Intorno a Nairobi e negli slums i problemi che affliggono la popolazione sono la scarsità d'acqua corrente e conseguentemente la mancanza di igiene, l'assenza di infrastrutture, lavoro ed istruzione.
La vita si svolge sulle strade.. Uomini, donne e bambini si riversano nella rossa terra polverosa al sorgere del sole.
C'è degrado, disoccupazione, criminalità.
Noi Mzungu (uomo bianco) dobbiamo camminare per le baraccopoli muniti di grande attenzione..
Sei osservato.. sei il diverso…
Io, Giulia, Francesco, Elisa e Annalisa andiamo a visitare la scuola dove seguiremo alcuni progetti di insegnamento.
La situazione non è delle migliori.. 300 bambini dalla nursery all'ottava classe stipati in spazi troppo stretti, per banchi assi di legno, classi di 40 bambini seguiti da una sola insegnante, finestre così piccole da non permettere un'adeguata illuminazione.
La cosa che mi colpisce di più della realtà africana è il modo in cui i bambini fin dai primissimi anni di vita siano lasciati in una sorta di autogestione del proprio io.. e quanti sono.. è quasi impossibile immaginare.. li vedo lì ai bordi della strada in mezzo alla polvere, senza controllo, senza nessuno intorno.
Sbagliato o no? Non saprei dare una risposta.. ora più che mai..
Mi dico che semplicemente tutto qui è diverso.. L'incontro con una nuova cultura a volte è disarmante.. l'istinto mi spingerebbe ad agire secondo usi e costumi che mi appartengono, ma io sono qui per conoscere il nuovo, per comprendere e cercare di condividere nonostante a volte sia così difficile ed inaccettabile.
La verità è che osservando i bambini qui al villaggio, mi rendo conto di quanto siano autonomi, indipendenti, educati.. ogni giorno al ritorno da scuola si puliscono le scarpe, il martedì e il giovedì si lavano i vestiti, lavano il loro piatto appena terminato il pasto, sono generosi, c'è aiuto reciproco e anche loro sono cresciuti sulle strade..
E continuo ad accorgermi di come tutti siano felici del poco che possiedono, di come se ne prendano cura, del profondo rispetto che hanno anche per la più piccola cosa.
Servire il pranzo alla scuola di Korogocho mi ha stretto il cuore.. pentoloni enormi di fagioli e mais, che dopo essere stati scaldati sulle braci, vengono poggiati a terra fra la polvere.
Non ci sono posate, non ci sono mestoli.. si immerge il piatto nel pentolone e poi si serve il pasto.. i bambini attendono in fila la loro razione di cibo.. forse l'unica che avranno in tutta la giornata..
Pensate che da quando, pochi mesi fa, la scuola garantisce a tutti i bambini il pranzo ogni giorno, è aumentato in misura considerevole il numero degli allievi.
Negli slums sono molti i progetti di educazione diretti da associazioni religiose o laiche, perché qui diventa di fondamentale importanza togliere i bambini dalla strada, dare loro una formazione per evitare che diventino preda di droga, prostituzione e alcolismo.
E fin da questi primi giorni qui mi sembra che l'aiuto non possa essere mai abbastanza..
Alla fine di ogni giornata, qui stesa su questo letto penso e ripenso ai sussulti del mio cuore.. scorrono le immagini della mia giornata.. so di avere dato qualcosa di me stessa e so che anche solo un sorriso, una smorfia, una carezza sulle loro testoline nere lucide o piene di treccine, diventano un grande dono.
E domani cosa ne sarà? Cosa offrirà loro il futuro?
Io non riesco a non domandarmelo..
Elena
Karibu - benvenuta
2 marzo 2009
da Utawala,
A tutti coloro che hanno approvato la mia scelta fin dall'inizio,
a coloro che pur abbracciandomi non mi hanno compreso.
Sono qui.. e sto bene.
Il villaggio, credetemi, è un'isola felice.. un luogo dove i bambini portati via
dagli slums
qui vicino o semplicemente da una situazione familiare difficile,
possono vivere le giornate con la serenità e la spensieratezza della loro età.
Vige la semplicità, basta il poco.
E noi siamo qui per dare una mano: pulire la casa, preparare i pasti, cucire i vestiti dei bambini.
I bambini.. sono la gioia, sono sorrisi, sono enormi e profondi occhi neri.
Dopo il primo momento di esitazione, di osservazione sei subito il loro nuovo amico.
E poi c'è il resto della grande famiglia: Edmond e la nostra Mamy, Pam e Bt che si
occupano dei pasti, George il giardiniere, i due guardiani e noi volontari.
E poi gli operai che stanno costruendo la nuova casa che a luglio ospiterà altri 24 nuovi bambini.
C'è fermento, anche se lento.. quasi impercettibile.. come è nella natura di questa terra.
Per arrivare qui io e Giulia abbiamo viaggiato su strade con delle voragini..
quasi non ci si può credere.. eppure le macchine e i matatu procedono lentamente
a zig zag per evitare quella buca lì sulla destra.. e poi quella immediatamente sulla sinistra..
ma non c'è lamentela, non un'imprecazione.. è tutto così diverso qui..
Oggi già manca l'acqua.. Riempiano le taniche da un serbatoio e le portiamo qui per lavarci..
Oggi va così.. Domani si vedrà.
Perché oggi c'è tutto il resto: c'è la conoscenza, c'è lo scambio,
c'è l'aiuto nelle cose più semplici, c'è il sorriso della piccola Carol,
c'è l'entusiasmo per il quotidiano piatto di riso e fagioli,
c'è il caldo sole africano con il suo vento che dona sollievo,
ci sono "Karibu" (Benvenuto!) da parte di chiunque si incontri.
La notte africana è piena di rumori.. quelli che ricordano le nostre
campagne, quelli che in città sono difficili da sentire.
E io sto bene.. nel profondo.
Regalatemi il vostro sorriso fin da questo mio primo giorno qui.
Vi mando un abbraccio.
Elena

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